Il miraggio della sostenibilità secondo Luminita Naca, direttrice di Activant

Luminita Naca, direttrice di Activant, la piattaforma di Crowdfunding partecipata da Galileo Network,  segnala un interessante articolo di Bloomberg BusinessWeek, che rende conto di una faccia della finanza sostenibile che, a dire il vero, di sostenibile mostra poco. Si tratta di un’analisi degli upgrade di ESG rating che MSCI ha assegnato a 155 delle società dell’S&P 500 da gennaio 2020 a giugno di quest’anno.

I risultati dell’analisi mostrano una realtà piuttosto lontana da quanto noi immaginiamo e da quanto è necessario per compiere la rivoluzione ESG di cui tanto si parla.

La caratteristica più sorprendente della metodologia di rating di MSCI è quanto raramente le azioni che compie una società nella lotta al cambiamento climatico siano connesse con la sua scalata verso i rating MSCI alti. Che si tratti di emissioni, di stress idrico o altri fattori di sostenibilità ambientale.

Soltanto uno dei 155 upgrade ha citato un effettivo taglio delle emissioni come fattore di sostenibilità. Circa la metà delle società upgradate da MSCI non ha rivelato il proprio quantitativo di emissioni di gas serra. Alcune aziende con emissioni massicce, o coinvolte in controversie relative agli effetti sui cambiamenti climatici, hanno comunque avuto un upgrade, anche per quanto riguarda i fattori ambientali.

Questo perché le valutazioni non misurano l’impatto di un’azienda sulla Terra e sulla società. In realtà, valutano il contrario: il potenziale impatto del mondo sull’azienda e sui suoi azionisti.

MSCI non contesta questa caratterizzazione. Difende la sua metodologia come la più rilevante dal punto di vista finanziario per le società che valuta.

Le cose non vanno meglio sul pilastro sociale o su quello del buon governo aziendale. In 51 dei 155 upgrade analizzati, MSCI ha evidenziato l’adozione di politiche che coinvolgono l’etica e il “corporate behaviour”, che include il divieto di cose che sono già reati, come il riciclaggio di denaro e la corruzione. Le aziende sono state anche upgradate per pratiche di HR come la conduzione di un’indagine annuale sui dipendenti che potrebbe anche ridurre il turnover (citato in 35 rapporti); adozione di politiche di protezione dei dati, anche in società per le quali i dati/il software rappresentano il core business (23); e l’adozione di prassi del CdA ritenute più idonee a proteggere il valore per gli azionisti (25). MSCI ha citato questi fattori nel 71% degli upgrade esaminati.

Criteri come questi spiegano perché quasi il 90% dei titoli dell’S&P500 sono finiti in fondi ESG costruiti con i rating di MSCI. Cosa significa sostenibile se si applica a quasi tutte le aziende in un esempio rappresentativo dell’economia statunitense?

Verrebbe da pensare che sotto un sistema opaco che gli investitori credono sia costruito per creare un mondo migliore, ce n’è uno che invece santifica e premia le pratiche commerciali più rudimentali.

Dov’è in tutto questo l’analisi della doppia materialità – il punto cardine dell’integrazione della sostenibilità a livello strategico nel complesso economico, punto di partenza della strategia di sviluppo e del modello di business di una società, quella che dovrebbe indicare quali sono i più importanti fattori di sostenibilità così come sono percepiti da tutti gli stakeholders impattati dall’azienda?

Cosa dire di questioni più sofisticate del tipo se la società apprezza correttamente il rischio della transizione climatica? E quali azioni pone in essere per migliorare la propria resilienza? O se gli incentivi al senior management sono correlati al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità dell’azienda?

Ci interessa tutto questo? Eccome!

BlackRock Inc., il più grande gestore patrimoniale del mondo, con 10 trilioni di dollari in gestione, è il principale cliente di MSCI.

Il suo ETF che si chiama iShares ESG Aware MSCI USA: (a) ha un’etichetta di sostenibilità grazie alla metodologia MSCI; (b) è sovrappesato in 12 titoli fossil fuels rispetto al suo parent non-ESG; (c) ha raccolto nell’ultimo periodo al ritmo di 1 miliardo di dollari al mese;  (d)ulcis in fundo presenta livelli commissionali pari a cinque volte il suo parent non-ESG.

Henry Fernandez, l’unico Presidente e AD che MSCI abbia mai avuto, ammette che gli investitori retail che investono in fondi etichettati come sostenibili non hanno idea che i suoi rating, e l’ESG in generale, misurino il rischio che il mondo rappresenta per una società, non viceversa. “No, di sicuro non lo capiscono”, ha detto in un’intervista a novembre a margine della COP26 di Glasgow. “Direi che anche molti dei gestori di portafoglio non lo capiscono appieno. Ricordiamoci che vengono pagati e hanno un ruolo fiduciario. Non sono così preoccupati per il rischio del mondo.”

Il rating ESG è cosa seria e non si improvvisa.

Lo sa bene il regolatore europeo che sta mettendo la #tassonomia alla base di un sistema complesso di monitoring e reporting di un numero sempre più ampio di società (#CSRD), comprese quelle finanziarie (#SFDR). E che farà in modo che i provider di rating ESG vengano supervisionati dall’ESMA.

Determinare con scrupolo e con criterio ciò che è sostenibile da ciò che non lo è rimane l’unica strada perché la sostenibilità sia … sostenibile.

Buona lettura e auguri!

https://www.bloomberg.com/graphics/2021-what-is-esg-investing-msci-ratings-focus-on-corporate-bottom-line/